Le infrastrutture verdi rappresentano una delle soluzioni più efficaci per migliorare la qualità della vita, favorire la resilienza ambientale e promuovere uno sviluppo territoriale sostenibile. L’Europa si distingue per un approccio avanzato e multidimensionale a queste infrastrutture, integrando natura, ingegneria e politiche pubbliche.
In questo articolo analizzeremo alcuni modelli europei di infrastrutture verdi particolarmente innovativi, evidenziando cosa possiamo apprendere e come adattare queste esperienze al contesto italiano.
Un’infrastruttura verde è un sistema pianificato di spazi naturali e semi-naturali progettati per offrire servizi ecosistemici essenziali: filtrare l’acqua, migliorare la qualità dell’aria, regolare la temperatura urbana, mitigare il rischio idrogeologico e fornire habitat per la biodiversità.
A differenza delle tradizionali infrastrutture grigie, queste soluzioni promuovono un approccio integrato alla pianificazione sostenibile, combinando aspetti ecologici, sociali ed economici. Esempi includono parchi urbani, tetti verdi, corridoi ecologici, foreste periurbane, ciclovie e zone umide restaurate.
L’Unione Europea ha da tempo inserito le infrastrutture verdi tra le priorità strategiche per il futuro. Il documento guida “EU Green Infrastructure Strategy” del 2013 ha definito linee chiare per lo sviluppo e l’integrazione di queste soluzioni nei piani urbanistici e territoriali.
Grazie a questa visione, molti paesi europei si sono dotati di politiche avanzate per promuovere la rigenerazione urbana sostenibile, ridurre la frammentazione degli habitat naturali e migliorare la qualità ambientale delle aree densamente popolate.
Vediamo ora alcuni esempi virtuosi.
I Paesi Bassi sono un modello di riferimento per la gestione integrata del rischio idraulico e climatico. A Rotterdam, città portuale a rischio alluvioni, è stato sviluppato un sistema diffuso di spazi verdi multifunzionali in grado di assorbire l’acqua piovana, ridurre le isole di calore e creare aree ricreative per i cittadini.
Tra i progetti più noti troviamo il “Waterplein“, una piazza che si trasforma in bacino di raccolta durante le piogge intense, e le “green roofs“, tetti verdi obbligatori in alcune aree cittadine, co-finanziati da politiche pubbliche.
In Germania, le infrastrutture verdi sono parte integrante della pianificazione urbana sostenibile. Friburgo è un esempio emblematico: città solare e laboratorio di pratiche sostenibili, ha sviluppato una rete capillare di mobilità verde che integra piste ciclabili, tram elettrici e ampie superfici verdi.
Particolare attenzione è stata data alla partecipazione dei cittadini nella progettazione partecipata dei quartieri e nella manutenzione degli spazi pubblici. Il risultato è un equilibrio tra efficienza urbana e qualità ambientale.
Stoccolma, capitale della Svezia, ha adottato un approccio sistemico alle infrastrutture verdi, considerandole parte integrante delle politiche per la resilienza climatica e la coesione sociale. Il quartiere Hammarby Sjöstad è stato progettato con criteri ambientali avanzati: il ciclo dei rifiuti, dell’acqua e dell’energia è gestito in chiave circolare, e le aree verdi favoriscono la socialità e la biodiversità urbana.
Un punto di forza del modello svedese è l’investimento sull’educazione ambientale, con progetti scolastici e museali che spiegano ai cittadini il funzionamento delle infrastrutture e li coinvolgono attivamente.
A Parigi, il piano “Plan Biodiversité” mira a reinserire la natura in città attraverso un reticolo di corridoi ecologici che attraversano la metropoli. Il progetto “Promenade Plantée” (oggi Viaduc des Arts) è un esempio pionieristico di riuso creativo di infrastrutture obsolete, trasformate in giardini lineari sopraelevati.
La Francia ha sviluppato una vera e propria strategia nazionale per la connettività ecologica, integrando il verde urbano con le aree protette e le reti naturali periurbane.
Nel Regno Unito, l’infrastruttura verde è valutata non solo dal punto di vista ecologico ma anche economico, attraverso il concetto di “natural capital accounting”. Progetti come quelli sviluppati a Manchester e Londra dimostrano come gli investimenti in verde urbano generino ritorni misurabili in termini di salute pubblica, valore immobiliare, riduzione dell’inquinamento e prevenzione delle alluvioni.
In particolare, Londra ha implementato il programma “All London Green Grid” per connettere parchi, corsi d’acqua e aree agricole, rendendo la metropoli più vivibile e resiliente.
L’Italia ha fatto progressi nella promozione delle infrastrutture verdi, ma il margine di miglioramento è ancora ampio. Da questi modelli europei possiamo apprendere almeno cinque lezioni chiave:
1.Integrare il verde nella pianificazione urbana
Le infrastrutture verdi devono essere parte integrante dei piani regolatori e dei progetti di rigenerazione urbana, non elementi accessori. Questo richiede un cambio culturale e normativo.
2.Coinvolgere i cittadini nella progettazione partecipata
Come dimostrano Germania e Svezia, i progetti funzionano meglio quando i cittadini sono coinvolti fin dall’inizio. La progettazione partecipata genera senso di appartenenza e cura condivisa.
3.Valutare i benefici ecosistemici e sociali
Le infrastrutture verdi devono essere valutate attraverso indicatori multidimensionali: qualità dell’aria, riduzione rumore, benessere psicofisico, resilienza climatica e valore economico.
4.Sfruttare le risorse europee e i fondi PNRR
I fondi europei e nazionali destinati alla transizione ecologica rappresentano un’occasione straordinaria per finanziare progetti che abbiano impatti ambientali e sociali misurabili.
È essenziale formare figure professionali in grado di progettare, gestire e monitorare infrastrutture verdi, con competenze tecniche ma anche urbanistiche, ambientali e sociali.
Uno dei motivi per cui le infrastrutture verdi stanno assumendo un ruolo centrale nella pianificazione urbana è la loro capacità di generare benefici tangibili e misurabili. Ad esempio:
Le infrastrutture verdi sono direttamente collegate a molti degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) promossi dalle Nazioni Unite, in particolare:
L’integrazione delle infrastrutture verdi nelle politiche locali aiuta a rendere le città più inclusive, sicure, resilienti e sostenibili, elementi essenziali dell’Agenda 2030.
Per supportare i professionisti nella progettazione di infrastrutture verdi efficaci, esistono diversi tool e metodi:
Anche in Italia esistono buone pratiche, spesso sottovalutate. Eccone alcune da citare nell’articolo:

La Green Road delle 100 Masserie in Puglia rappresenta un esempio concreto e innovativo di infrastrutture verdi applicate al contesto rurale e turistico. Il progetto, sviluppato dall’ ingegnere Carmelo Dellisanti, si basa sul modello GREEN FAME, composto da quattro elementi chiave:

Approfondire questi esempi può ispirare altre realtà locali ad adottare approcci simili.
Le infrastrutture verdi non sono una moda passeggera, ma un pilastro per il futuro delle nostre città e territori. L’Europa ci offre esempi concreti di come ripensare lo spazio urbano in chiave sostenibile, inclusiva e resiliente.
Investire in mobilità verde, corridoi ecologici, servizi ecosistemici e progettazione partecipata significa costruire comunità più sane, città più belle e territori più sicuri.
L’Italia ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento in questo campo, a patto di apprendere dai migliori, adattare con intelligenza e agire con visione.