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Linee guida per la redazione di un piano di mobilità sostenibile

Nel contesto attuale, il tema della mobilità sostenibile rappresenta una sfida imprescindibile per le amministrazioni locali, i progettisti e i cittadini.

L’obiettivo è quello di ridurre l’uso dell’auto privata a favore di soluzioni più efficienti, meno impattanti e in linea con i principi dello sviluppo sostenibile.

Ma come si costruisce un piano urbano che sia efficace, inclusivo e realmente orientato al trasporto sostenibile?

Cos’è un Piano di Mobilità Sostenibile (PUMS)

Un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) è uno strumento di pianificazione integrata che ha l’obiettivo di riorganizzare i sistemi di trasporto urbani secondo una visione strategica, intermodale e inclusiva.

Si basa su un approccio orientato alla sostenibilità ambientale, alla competitività economica e all’equità sociale, in linea con le direttive europee in materia di trasporto sostenibile.

A differenza dei tradizionali piani del traffico, il PUMS:

  • Considera la mobilità come parte integrante dello sviluppo sostenibile del territorio;
  • Pianifica non solo le infrastrutture, ma anche i comportamenti di mobilità e gli impatti a lungo termine;
  • Promuove la riduzione delle emissioni, sia in termini di emissioni di CO2 che di inquinanti atmosferici, grazie a strategie mirate che coinvolgono l’intera collettività.

Obiettivi fondamentali di un PUMS

Un PUMS efficace intende:

  • Migliorare l’accessibilità a tutti i cittadini, indipendentemente dall’età, dal reddito o dalla condizione fisica;
  • Ridurre la dipendenza dall’auto privata e favorire modalità alternative come il mezzo pubblico, il bike sharing, il car sharing e il car pooling;
  • Incentivare l’uso di auto elettriche e investire nelle infrastrutture per la mobilità elettrica;
  • Minimizzare gli impatti ambientali delle scelte di trasporto e migliorare la qualità della vita nelle aree urbane;
  • Integrare le politiche urbane, di pianificazione territoriale, ambientale ed economica, con una visione sistemica e a lungo termine.

Il PUMS impone un cambio di paradigma: si passa da un approccio focalizzato sulla fluidità del traffico privato a uno centrato sul benessere collettivo, la vivibilità delle città e il contenimento dell’impatto sull’ambiente.

Adottare un PUMS significa progettare città più resilienti, accessibili e inclusive, dove i cittadini possano scegliere modalità di spostamento più sicure, efficienti e sostenibili dal punto di vista economico e ambientale.

Fasi di redazione di un Piano di Mobilità Sostenibile

Redigere un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) richiede un approccio metodico, partecipato e basato su dati oggettivi. Le fasi di lavoro devono garantire coerenza strategica e adattabilità nel tempo, per offrire risposte concrete alle sfide del tema della mobilità sostenibile.

Vediamole nel dettaglio:

1. Analisi dello stato attuale

Il primo passo consiste nel tracciare una mappa dettagliata del settore dei trasporti esistente. Questa fase si basa sulla raccolta e analisi di dati relativi a:

  • Numero di veicoli circolanti, in particolare auto private e veicoli commerciali;
  • Modalità di spostamento prevalenti: mezzo pubblico, bicicletta, pedonalità, car sharing, car pooling;
  • Tassi di congestione e tempi di percorrenza medi;
  • Accessibilità ai servizi e distribuzione territoriale;
  • Infrastrutture esistenti per la mobilità elettrica, le piste ciclabili e i parcheggi di scambio;
  • Valutazioni preliminari su emissioni di CO2 e inquinanti atmosferici.

L’obiettivo è restituire una fotografia chiara e aggiornata delle criticità e delle potenzialità del sistema.

2. Valutazione degli impatti

In questa fase si valuta l’impatto sull’ambiente delle diverse strategie di mobilità. Si analizzano:

  • Gli effetti attesi in termini di riduzione delle emissioni (CO₂, NOx, PM10);
  • Il potenziale miglioramento della qualità della vita urbana (rumore, sicurezza, accessibilità);
  • Le ricadute sul consumo di suolo e sulle risorse energetiche;
  • Gli impatti ambientali a breve, medio e lungo termine.

Questo passaggio è cruciale per orientare le scelte verso un modello di trasporto sostenibile, resiliente e compatibile con gli obiettivi climatici.

3. Coinvolgimento degli stakeholder

Un punto di vista inclusivo è fondamentale per il successo del piano. È necessario avviare un percorso partecipativo che coinvolga:

  • Cittadini e comitati di quartiere;
  • Aziende di trasporto e mobilità innovativa;
  • Istituzioni locali e regionali;
  • Associazioni ambientaliste, università e ordini professionali.

Il confronto permette di raccogliere esigenze reali, promuovere soluzioni condivise e costruire consenso attorno al tema della mobilità sostenibile.

4. Definizione delle misure

Sulla base dei dati raccolti e dei contributi emersi, si definiscono le azioni concrete del piano. Le più frequenti includono:

  • Espansione delle reti ciclabili e potenziamento del bike sharing, per incentivare la mobilità attiva;
  • Sviluppo di servizi di car sharing e car pooling per ridurre l’uso dell’auto privata;
  • Rinnovo del parco mezzi del mezzo pubblico con veicoli elettrici o ibridi a basse emissioni di CO2;
  • Istituzione di zone a traffico limitato, corsie preferenziali e parcheggi di interscambio;
  • Promozione dell’utilizzo di auto elettriche e investimenti in infrastrutture per la mobilità elettrica;
  • Sistemi tariffari integrati e tecnologie intelligenti per la mobilità (come illustrato nell’approfondimento sulle smart road) per facilitare l’intermodalità tra i vari sistemi di trasporto.

Tutte le misure devono essere sostenute da un piano finanziario solido, basato su fondi pubblici, investimenti privati e incentivi.

5. Monitoraggio e aggiornamento

Un PUMS non è un documento statico. La sua efficacia dipende dalla capacità nel tempo. È quindi necessario:

  • Definire indicatori di performance misurabili (es. riduzione dell’uso dell’auto privata, aumento del trasporto sostenibile);
  • Attivare sistemi di monitoraggio continui per verificare l’attuazione delle misure;
  • Aggiornare il piano periodicamente per rispondere ai cambiamenti normativi, tecnologici e comportamentali.

Solo così il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile potrà garantire benefici duraturi in termini di efficienza, equità e sviluppo sostenibile.

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Fonti di finanziamento per i PUMS

La realizzazione di un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile e delle misure ad esso collegate richiede risorse economiche significative. Per questo motivo è fondamentale conoscere e sfruttare al meglio le fonti di finanziamento disponibili, a livello europeo, nazionale e locale. Investire nel tema della mobilità sostenibile non è solo una scelta ambientale, ma anche un’opportunità strategica per lo sviluppo del territorio.

1. Fondi europei

L’Unione Europea sostiene con forza il trasporto sostenibile attraverso diversi strumenti finanziari:

  • Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR): finanzia progetti di infrastrutture per la mobilità elettrica, il mezzo pubblico e il bike sharing, con attenzione agli impatti socio-economici e ambientali;
  • Next Generation EU / PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza): molte misure del PNRR sono destinate alla riduzione delle emissioni, alla digitalizzazione dei sistemi di trasporto e alla promozione del car sharing e del car pooling;
  • Programma LIFE: focalizzato sull’ambiente e il clima, sostiene interventi volti a mitigare l’impatto sull’ambiente dei trasporti urbani;
  • Interreg e Horizon Europe: ideali per progetti pilota, ricerca e innovazione nella mobilità sostenibile.

2. Fondi nazionali

Il governo italiano ha previsto diverse linee di finanziamento per sostenere la transizione verso un modello di sviluppo sostenibile nei trasporti:

  • Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC): supporta progetti infrastrutturali con impatti significativi sulla qualità della vita e la riduzione delle emissioni;
  • Fondo per la mobilità sostenibile urbana: dedicato al rinnovo delle flotte del mezzo pubblico con veicoli a basse emissioni di CO2 e all’infrastrutturazione per auto elettriche;
  • Programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro: finanzia progetti integrati che riducono l’uso dell’auto privata negli spostamenti quotidiani.

3. Risorse regionali e locali

Molte regioni italiane destinano risorse proprie alla pianificazione e attuazione dei PUMS, con bandi specifici per:

  • Infrastrutture ciclabili, parcheggi di interscambio e zone a traffico limitato;
  • Incentivi alla mobilità elettrica e ai servizi di bike sharing e car pooling;
  • Campagne di sensibilizzazione sull’impatto ambientale del traffico e programmi di educazione stradale.

4. Partenariati pubblico-privati (PPP)

Sempre più comuni scelgono di collaborare con aziende, utilities e operatori di mobilità innovativa (es. piattaforme di sharing o costruttori di veicoli elettrici) per:

  • Implementare infrastrutture smart;
  • Avviare servizi di car sharing, bike sharing o trasporto pubblico a chiamata;
  • Coinvolgere il settore privato nella riduzione delle emissioni e degli inquinanti atmosferici.

Esempi di PUMS in Italia

Per comprendere meglio l’efficacia di un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, è utile osservare alcuni casi italiani virtuosi che hanno applicato con successo il tema della mobilità sostenibile sul proprio territorio:

Bologna – Mobilità integrata e zone 30

Il Comune di Bologna ha adottato un PUMS che punta su bike sharing, mezzi pubblici elettrici, estensione delle zone 30 e riduzione dell’uso dell’auto privata. L’obiettivo principale è dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030. Particolarmente innovativa è la rete ciclabile “Bicipolitana”, che rende la mobilità attiva una vera alternativa.

Milano – Potenziamento del trasporto pubblico e mobilità elettrica

Milano ha integrato il proprio PUMS con il Piano Aria Clima e sta investendo fortemente in mobilità elettrica, tram moderni, mezzi pubblici a basse emissioni e car sharing. Il progetto “Strade Aperte” post-Covid ha dimostrato la volontà di rendere la città più vivibile attraverso la riduzione delle emissioni e il recupero dello spazio pubblico.

Torino – Car pooling e smart mobility

Torino si distingue per le sperimentazioni su car pooling aziendale, incentivi alla mobilità condivisa e introduzione di tecnologie di smart mobility. Il suo PUMS è orientato al miglioramento dell’impatto sull’ambiente urbano e all’adozione di sistemi intelligenti per la gestione del traffico.

Affrontare il tema della mobilità sostenibile significa guardare al futuro delle nostre città con responsabilità e lungimiranza. Ridurre la dipendenza dall’auto privata, promuovere l’uso del trasporto sostenibile e adottare misure concrete per la riduzione delle emissioni sono passi fondamentali per un ambiente più sano, una mobilità più equa e una migliore qualità della vita.

In questo percorso, il contributo di professionisti esperti in ingegneria civile e pianificazione urbana è essenziale.

Lo Studio di ingegneria di Carmelo Dellisanti, da sempre impegnato in progetti orientati allo sviluppo sostenibile e alla riduzione dell’impatto sull’ambiente, offre consulenze tecniche e strategie integrate per la redazione di Piani Urbani della Mobilità Sostenibile, con un approccio multidisciplinare, innovativo e centrato sulle esigenze reali del territorio.